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La nuova maschera “farfalla” di Belén e la mania per la skincare intima

Era il 2012 quando Belén Rodriguez infiammò il Festival di Sanremo con il tatuaggio di una farfallina sull’inguine che si intravedeva grazie a uno spacco profondissimo. Più di dieci anni più tardi la showgirl, che nel frattempo è diventata un’imprenditrice cosmetica con il brand di make-up (e ora anche skincare) Rebeya, torna a fare scalpore evocando la stessa farfallina con il lancio della maschera in tessuto per la vulva Mia Libre.

La farfallina è nell’immagine di campagna, ma è anche la forma del tessuto imbibito da tenere in posa (15 minuti) sulla vulva, come ha mostrato Belén Rodriguez in uno dei post Instagram di prova prodotto più sexy e audaci. “Mia, un momento di relax tutto per voi! Godetevela!”, ha scritto per pubblicizzare la nuova maschera intima che vanta proprietà emollienti, idratanti, lenitive e disarrossanti grazie al mix di pre e postbiotici, fitocollagene e acido ialuronico.

Il prodotto non è una novità assoluta nel panorama cosmetico, come potrebbe sembrare dallo stupore dei commenti social (in cui viene suggerito di fare anche una versione al maschile, il che sarebbe sì una vera novità!): da qualche anno le proposte di maschere per la vulva stanno diventando sempre più numerose e democratiche. Basti pensare che solo pochi mesi prima dell’arrivo di Mia Libre di Rebeya, anche Chilly ha lanciato le sue maschere intime in hydrogel, seguendo le proposte di altri marchi più di nicchia come quelle di VY Milano e di Kysh. Insieme alle maschere, è tutto il mercato della skincare intima – chiamato anche V-beauty o vaginal skincare – a essere in fermento: oggi il suo valore si attesta su un fatturato di 40,3 miliardi di dollari, ma si pensa possa crescere del 4,5% all’anno nel prossimo futuro (dati Global Market Insights).

Vero che i temi sulla salute intima femminile sono sempre meno tabù, ma tutta questa nuova attenzione alla cura dermatologica ed estetica delle parti intime è davvero utile? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Elisabetta Colonese, ginecologa di Doctolib, app che aiuta i cittadini nella gestione della propria salute. “Le maschere lenitive per la vulva sono prodotti cosmetici, non dispositivi medici. Nella pratica clinica possono dare un beneficio momentaneo in presenza di irritazioni lievi di natura non patologica: depilazione, sfregamento, sudorazione eccessiva, indumenti sintetici o sport intenso. In questi casi, se il prodotto ha un pH fisiologico (intorno a 4,5/5), è privo di profumi, alcol o oli essenziali potenzialmente irritanti, può dare sollievo”, chiarisce la dottoressa.

“Possono essere utili anche in caso di secchezza e in determinati fasi della vita della donna come la menopausa o durante l’uso di pillole anticoncezionali a basso dosaggio: in questi casi la skincare può essere fortemente raccomandata, esterna o interna, ma deve essere valutata e scelta insieme a un ginecologo in base alle proprie esigenze”. Ci sono poi casi in cui l’utilizzo di maschere e creme per la vulva non solo è inutile, ma anche sconsigliato, come durante la gravidanza e durante il ciclo, ma anche in altri casi. “In presenza di prurito persistente, bruciore, secrezioni anomale, dolore o lesioni applicare una maschera può ritardare una corretta diagnosi clinica o peggiorare una condizione infettiva o infiammatoria”, avverte la ginecologa.

Al contrario la routine di cura intima raccomandata prevede: detersione delicata, uso di indumenti traspiranti, e ricorso a prodotti topici solo se indicati da un professionista, soprattutto in caso di alterazioni della mucosa. “Per questo in ambito clinico questi prodotti vengono considerati più una trovata commerciale che una vera necessità: possono dare sollievo, sì, ma non sostituiscono un trattamento, né dovrebbero essere mai usate al posto di una visita. La vera cura delle parti intime si fa attraverso lo stile di vita e la prevenzione ginecologica”, conclude la dottoressa.

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